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ELEZIONI REGIONALI: "NON PRAEVALEBUNT!"



La sinistra vorrebbe eliminare l'avversario ma il PdL potrebbe vincere anche senza la presentazione delle liste a Roma e provincia
di Antonio Gaspari  [L'Ottimista]
Le elezioni regionali del 28 e 29 marzo stanno assumendo un significato ed una rilevanza superiori a quella delle elezioni politiche nazionali. Ciò è dovuto non solo al fatto che Governatori e consiglieri regionali dispongono di un bilancio e decidono su politiche locali che hanno notevole rilevanza per la vita dei cittadini ma anche perché le alleanze e le scelte politiche che hanno caratterizzato queste elezioni segnano una svolta nella politica e nella storia dei maggiori partiti di maggioranza e di opposizione.

È infatti la prima volta che il Pdl (Popolo della libertà) si presenta alle elezioni regionali, ed è la prima volta che il Pd (Partito democratico) presenta una radicale, Emma Bonino, come candidato governatore in una regione importante e significativa come il Lazio. Da una parte si presenta una coalizione PdL che potrebbe andare a governare alcune delle regioni più importanti d'Italia e diventare il partito più rappresentativo d'Europa e dall'altra si concretizza la profetica intuizione del filosofo Augusto del Noce, il quale, già negli anni '80, notava nella deriva del PCI la realizzazione di un Partito Radicale di massa.
Nel Pdl si vede una forza popolare che sta emergendo in tutta la sua forza con tantissimi candidati giovani. Nella coalizione di centrosinistra invece si nota una compagine che ha fatto accordi suicidi con i giacobini radicali e i giustizialisti di Di Pietro, con il Pd che rischia di essere travolto e da rosso diventare viola. Con il PD c'è una parte dei poteri forti che vorrebbero continuare il progetto culturale e politico iniziato nel 1968. Dall'altra c'è il popolo italiano che ha superato la confusione e le illusioni di quegli anni e che ora vuole cambiare e rinnovare cultura e politica.
Che la situazione stia cambiando profondamente è dimostrato da quanto accaduto con il referendum sulla legge 40 e con la manifestazione del Family Day. Fino al 12-13 giugno 2005 quando si votarono i quattro referendum sulla legge 40, le forze giacobine e radicali avevano vinto tutte le battaglie. I post-comunisti, che nel 2005 si chiamavano Democratici di Sinistra ed avevano come segretario Piero Fassino, raccolsero le firme per il referendum dei radicali e si impegnarono per vincere. Invece, e la sorpresa fu clamorosa, persero con percentuali imbarazzanti. Meno del 25 per cento degli aventi diritto votò a loro favore. Nessuno ha mai chiesto ai sondaggisti come abbiano fatto a sbagliare così tanto e perché non abbiano mai ammesso l'errore. Tutto l'estabilishment con personaggi della TV, dello spettacolo, dello sport, con i principali gruppi editoriali, con i magistrati, gli uomini di cultura, i docenti universitari, sono stati dispiegati per sconfiggere e umiliare la Chiesa cattolica e le forze del governo Berlusconi che avevano proposto e votato quella legge. L'evento fu così straordinario che perfino l'Economist dedicò all'Italia la copertina e il servizio di fondo per chiedersi: "Cosa sta succedendo in Italia?". Gli analisti del settimanale economico più influente al mondo constatarono: mentre tutta l'Europa vota e applica leggi che permettono "provetta selvaggia", in Italia varano la legge più severa e vincono anche il referendum. Mentre nel mondo si votano leggi a favore dell'eutanasia, in Italia si oppongono e vogliono varare una legge che impedirà anche forme camuffate di soppressione di disabili, vecchi e malati. Mentre in Europa passano ovunque leggi e autorizzazioni per i matrimoni gay, in Italia le famiglie scendono in piazza con il Family Day e fermano la legge sui Dico.

Insomma, nel primo decennio del terzo millennio in Italia diverse anime del popolo italiano si sono fuse in un partito, il Pdl, e si stanno opponendo alle politiche decadenti e suicide che una parte dell'élite europea, la stessa che ha rifiutato di far riferimento alle radici giudaiche cristiane nella Costituzione, sta portando avanti. La situazione è chiara: da un parte i post-comunisti che non vogliono cedere neanche un briciolo del potere acquisito (11 su 13 delle regioni in cui si va al voto sono governate dal centro sinistra) e per questo stanno dispiegando la magistratura e le truppe giacobine e giustizialiste, ovvero i radicali e i dipietristi; dall'altra una rinnovata alleanza tra il popolo cattolico e le forze laiche più illuminate, unite in uno schieramento elettorale che potrebbe vincere anche le elezioni regionali, strappando ai post-comunisti radicalizzati, almeno 4 o 5 delle regioni che governano da anni.
Pur di evitare una rovinosa sconfitta la sinistra radicalizzata sta utilizzando tutto l'apparato burocratico per impedire al Pdl di essere presente alle elezioni a Roma e Provincia. Inoltre il Pd sta cercando di spostare il dibattito elettorale sulle questioni formali ed è terrorizzato di accettare un confronto sui programmi e sulla gestione amministrativa. Tutto questo perché in almeno cinque regioni (Piemonte, Lazio, Campania, Puglia e Calabria) le amministrazioni di centro sinistra hanno mostrato ipocrisia, arroganza e soprattutto cattivissima amministrazione. Nel Lazio, per esempio, in tanti si erano convinti delle qualità morali e amministrative di Piero Marrazzo. Dopo lo scandalo che ha coinvolto l'ex conduttore di "Mi manda Raitre" con che faccia le stesse persone chiedono oggi di votare la Bonino? A questo si aggiunge poi che in Regioni come il Piemonte e il Lazio, se vincessero le candidate del Pd, Bresso e Bonino, già militanti radicali del CISA, l'associazione che assicurava alle donne diritto all'aborto, il numero di bambini e bambine che vedrebbero la luce del giorno si ridurrebbe ancora di più. Per non parlare della droga libera o del diritto all'eutanasia che le due "pasionarie" radicali porterebbero avanti.

In questo probabile scenario, il Pd e i suoi candidati non stanno però tenendo conto della rabbia e delle motivazioni aggiunte del Popolo delle Libertà. I giochi di palazzo ed i trucchi burocratici possono servire per bloccare o escludere l'avversario, ma per vincere le elezioni ci vuole il popolo che ti vota. Sono così certi quelli del Pd, i radicali, i dipietristi che il popolo li voterà? E sono così sicuri che i voti dei loro schieramenti saranno maggioranza? Per ora (soprattutto nel Lazio) hanno perso solo pezzi: è uscito Francesco Rutelli, sono usciti quattro deputati cattolici, Renzo Lusetti, Enzo Carra, Dorina Bianchi e Paola Binetti, è uscita la lista dei Verdi che non appoggia la Bonino ed anche Veltroni comincia a sollevare perplessità. Insomma, i radicali sono contenti di stare al centro delle beghe di palazzo con un nemico da attaccare, ma stanno malissimo quando devono conquistare voti con programmi e proposte. Interessante notare, a questo proposito, che la Bonino è invitata a così pochi incontri organizzati da cercare spasmodicamente spazio su radio e TV.
Radicali, Pd e dipietristi si ricordino che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e l'esperienza di quanto accaduto nel 2005 dovrebbe farli riflettere. Noi dell'Ottimista siamo certi che coloro che vogliono un Italia senza bambini, e quindi senza futuro, "Non prevarranno!".

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