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LA BATTAGLIA CULTURALE DEL NUOVO SECOLO



Fabio Cavallari
C'è una battaglia in corso, è vero. Ma non è quella del teatrino della politica, non è quella che vede i parlamentari accapigliarsi per la riforma elettorale o per il rifinanziamento della missione in Afghanistan. La battaglia culturale del nuovo secolo è quella che sta tentando di ridefinire il senso del termine "umano". I grandi media, la cultura dominante, i potentati economici, con il solidale appoggio dei progressisti, hanno eretto la modernità a totem da idolatrare. Sotto la bandiera della "libertà" si sta tentando di affossare la struttura antropologica dell'uomo. La libertà non è più concepita come partecipazione alla polis, ma come assenza di vincoli. Ma la libertà senza vincoli è il contrario della relazione, è la negazione dei legami sociali, è l'ipotesi di una non comunità, dove esistono solo monadi isolate rinchiuse nel loro particolare. Questa è un'idea antimarxista che ha trovato ormai piena cittadinanza anche nella cosiddetta sinistra critica. Ci ritroviamo oggi a fronteggiare l'eutanasia, l'eugenetica, l'aborto terapeutico, i patti civili di solidarietà, e costantemente ci viene riproposto il medesimo schema dialettico. Ogni questione è presentata come uno scontro tra laici e cattolici, quando nella realtà ci troviamo al cospetto di una battaglia che riguarda esclusivamente l'uso della ragione.
Il secondo elemento che occupa la scena è l'aspetto emozionale. Per effetto di un riflesso contrapposto oggi sono proprio i laicisti che, per condizionare il senso comune, utilizzano scientificamente un bigottismo moralista senza precedenti. Le immagini del dolore di Welby ieri e quelle di Nuvoli oggi, quelle dei genitori che vogliono figli perfetti e sani e quelle di gay e lesbiche che rivendicano un ruolo "familiare" sono lì a testimoniarlo.
Il terzo elemento è la massima che pretende che il diritto sia conforme a quanto già la società esprime. Un concetto che i Radicali coerentemente portano avanti da anni, proponendo la legalizzazione delle droghe, dell'eutanasia e della prostituzione. Un pensiero pericoloso perché, se assecondato, aprirebbe le porte alla dittatura del desiderio individualista. Ma uno Stato non può essere un vuoto contenitore di diritti a prescindere. I vecchi comunisti avrebbero parlato di egoismo borghese che pretende l'assicurazione del proprio isolamento. Oggi invece una sinistra senza identità ha sposato scientismo e tecnoscienza, modernità e relativismo. Caro direttore, qui non ci sono vie di uscita: o si usa la ragione o sarà barbarie ..  Tempi


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