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EUROPA SI, MA QUALE?



Europa sì, ma quale? Il cammino verso un'effettiva e democratica Unione Europea, iniziato cinquant'anni or sono con i Trattati di Roma, segna una svolta davvero epocale nella storia multimillenaria del nostro Continente. Anche se la spinta immediata all'avvio di tale processo fu la volontà di scongiurare per sempre il rischio di una terza guerra mondiale - culmine della serie continua di cruenti conflitti fratricidi innescata dalla pace di Vestfalia - le sue radici più profonde risalivano ben più addietro …
Fermo restando il ruolo necessario degli interessi, gli sviluppi successivi hanno ancora una volta dimostrato che il comune interesse è necessario ma non sufficiente per costituire un vero e forte soggetto politico. Se l'Europa continua a essere un nano politico rispetto agli Stati Uniti, benché in termini tanto di popolazione quanto di dimensione economica li superi di gran lunga, ciò si deve al fatto che l'Ue non è percepita come una patria, non suscita negli europei alcun consistente sentimento di appartenenza e di identificazione…
Nel momento in cui si voglia rimettere mano al processo costituzionale europeo emerge in tutta la sua catastrofica miopia la scelta della Convenzione di prescindere dalle radici cristiane dell'Europa. Volendone prescindere la Convenzione ha finito così per prescindere dall'intera eredità storica europea: non solo dal cristianesimo ma anche dalla classicità greca e romana, dal lascito della cultura giudaica, dal Rinascimento, e persino da quella stessa Età dei Lumi alla quale avrebbe voluto esclusivamente riferirsi. Così facendo la Convenzione ha fatto un errore gravissimo. Un popolo si forma solo nel momento in cui dei gruppi umani si riconoscono in una comune eredità storica, solo nel momento in cui prendono coscienza di avere una memoria condivisa. Se tale memoria condivisa non c'è, o non viene lasciata emergere, il popolo non si forma. E questo è a tutt'oggi il caso del popolo europeo …
Il principio di sussidiarietà dovrebbe essere un pilastro dell'Unione, e come tale viene sancito nei trattati. Poi però viene contraddetto ad ogni piè sospinto e di regola trasformato in una semplice clausola di stile a copertura di meccanismi che non si discostano nella sostanza dal modello del decentramento…
Bruxelles dispone di un coacervo di poteri tale da ridurre gli Stati membri a delle specie di grandi super-prefetture. Le Regioni e gli altri livelli di governo sub-nazionale sono quasi del tutto emarginati mentre alla società civile resta poco più che il diritto di petizione: …
A tutto questo si aggiunge l'equivoco sul concetto di interesse. Parlare di "Europa e interessi nazionali" come si ama fare, implica che l'Europa sarebbe qualcosa di essenzialmente puro, di scevro da interessi, di fronte a cui gli interessi nazionali stanno come qualcosa che si oppone, o comunque come qualcosa che si frappone. In realtà le cose non stanno affatto così: a ogni soggetto corrispondono degli specifici legittimi interessi. Quindi si potrebbe altrettanto ragionevolmente discutere di "Italia e interesse europeo", di "Lombardia e interesse nazionale italiano" e così via. Presupporre che un certo livello di governo non sia anche portatore di uno specifico interesse è una pretesa senza il minimo fondamento. Non si tratta allora di vedere come l'Europa si ponga di fronte agli interessi nazionali. Si tratta piuttosto si vedere come i legittimi interessi dei vari livelli di governo possono comporsi tra loro in vista del bene comune. E prima ancora come gli interessi legittimi della società civile considerata nel suo insieme stiano in rapporto con gli interessi legittimi della sfera delle istituzioni.  leggi tutto
Roberto Formigoni

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