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| IL GOVERNO PRODI E LA SVENDITA DI ALITALIA E MALPENSA Rodolfo Casadei e Mauro Bottarelli Un'esagerazione? Gli scettici sono serviti: secondo l'offerta di Air France, finalmente resa pubblica dopo un anno di misteriose trattative, Alitalia vale 138,5 milioni, 1600 dipendenti in esubero, altri 5mila da ritrasferire allo stato, il taglio del 20% di flotta e rotte, l'azzeramento dell'hub Malpensa. Non solo. I francesi esigono il pieno consenso dei sindacati, un prestito ponte di 300milioni di euro dai contribuenti italiani, un impegno scritto dal governo, e un decreto legge, anch'esso garantito da un voto del Parlamento. Insomma un bel capestro per l'Italia. La tesi del pamphlet è che è sbagliato vendere Alitalia ad Air France-Klm e ridimensionare Malpensa perché così facendo ci si priva di asset strategici fondamentali per il sistema Italia e non si fa nemmeno l'interesse delle casse dello Stato. La resa senza condizioni ad Air France è stata presentata come estrema soluzione ad una situazione insostenibile, quella configurata da 9 anni di seguito di perdite operative di Alitalia intorno ai 200 milioni di euro all'anno. E' facile dimostrare -lo hanno fatto lo Studio Ambrosetti, l'Università Bocconi, la Regione Lombardia e altri ancora- che i danni per l'erario sono molto più di 200 milioni di euro all'anno per parecchi anni a venire, se Malpensa perde la sua funzione di aeroporto hub. I 15 miliardi di meno di Pil nei prossimi 10-12 anni, previsti dallo Studio Ambrosetti, significano centinaia di milioni di euro in meno di imposte versate al Fisco in Lombardia, a cui vanno aggiunti gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali, come i 120 milioni di euro appena deliberati dal governo. Naturalmente qui sorge spontanea la domanda: ma perché allora il governo vuol vendere Alitalia a tutti i costi ai francesi? La risposta pubblica del governo, la risposta del ministro Padoa-Schioppa, è che non ci sono offerte migliori. Ma Padoa-Schioppa non ci ha permesso di capire se veramente c'erano offerte migliori. Non ha ammesso all'offerta vincolata l'altro concorrente, AP Holding, e ha di fatto secretato tutta la documentazione relativa all'offerta di Air France. Ha trattato la vendita di Alitalia, che è un'azienda pubblica, secondo una modalità privatistica. E a chi gli ha obiettato che questa non è trasparenza il ministro ha risposto -così come ha risposto anche un altro ministro del governo, il ministro dell'Industria Pierluigi Bersani, durante una brutta trasmissione televisiva su Malpensa- "in tutto il mondo si fa così". Ma qui Padoa-Schioppa e Bersani cadono in fallo: perché oggi ci dicono che all'offerta vincolata può essere ammesso un solo offerente, ma alla gara di luglio 2007, condotta dallo stesso governo, all'offerta vincolata erano stati ammessi 3 concorrenti. Tre! La conclusione a cui siamo arrivati, è che la vendita di Alitalia ad Air France è una cosa decisa da molto tempo. Pervicacemente voluta da alcuni dentro e fuori Alitalia da molto tempo, dal tempo della fallita alleanza fra Alitalia e Klm. E perseguita scientificamente negli ultimi 15 mesi. Non abbiamo prove di tipo poliziesco, ma abbiamo molti indizi. Alla gara di luglio 2007 per Alitalia, la gara più pazza del mondo, con paletti altissimi che nessuno poteva superare, Air France non ha partecipato. Dopo il fallimento della gara è stato nominato un amministratore delegato, Maurizio Prato, che ha steso un Piano industriale di Alitalia coincidente con gli interessi di Air France. Allora, e solo allora, Air France si è presentata e gli è stata spalancata la porta. Ci voleva una finta gara rovinosamente fallita per giustificare una trattativa di tipo privatistico e una vendita che è una resa ad Air France. Fra i consulenti di Air France c'è Francesco Mengozzi, ex presidente Alitalia ed ex Iri, che ha condiviso con l'amministratore delegato di Air France Jean-Ciryl Spinetta posti in consiglio di Amministrazione sia ad Alitalia che ad Air France. A capo di Alitalia c'è Maurizio Prato, ex Iri, nominato da un presidente del Consiglio che è stato presidente dell'Iri, un certo Romano Prodi. Insomma, la cordata filo-francese in Alitalia vanta una lunga tradizione. Di per sé non è un delitto. Ma c'è un problema: i francesi sono sempre stati nemici di Malpensa hub. Chi simpatizza coi nemici di Malpensa, danneggia gli interessi del sistema Italia. E questo si deve sapere. [Tempi] |
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