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| E' questo il mondo che realmente vogliamo? Crediamo proprio di no. Ma qualche segnale di speranza si apre: cominciamo a sostenere col nostro voto chi sull'argomento ha le idee chiare ! Eugenia Roccella L'irruzione della tecnoscienza nel campo della procreazione - Il sapere scientifico ha sempre avuto ricadute pratiche, tecnologiche, ma oggi la tecnica sta assumendo il ruolo principale nella ricerca scientifica e diventa una forma di manipolazione che non si cura della conoscenza profonda dei processi su cui interviene. Il termine "tecnoscienza" indica una scienza fondata ormai più sulla tecnica, che sull'acquisizione della conoscenza. L'irruzione della tecnoscienza nel campo della procreazione sta modificando in modo radicale le relazioni tra uomo e donna, e tra questi e i figli. Tutti noi siamo abituati a pensare alla relazione materna e paterna come a qualcosa di profondamente legato agli istinti, al corpo, alle relazioni primarie che fondano la convivenza umana. Ma le cose non stanno più così. Per capirci meglio, vorrei citarvi un libro: Everything conceivable. How assisted reproduction is changing men, women, and the world, scritto da una giornalista del Washington Post, Liza Mundy. Il titolo gioca sul doppio significato del termine "concepibile": si può "concepire", cioè immaginare, di tutto; ma ormai si può anche concepire, nel senso di far nascere un bimbo, in molti modi. Il Mondo Nuovo, ovvero la vita umana concepita fuori dal corpo della donna e la "riproduzione collaborativa" - È un viaggio nel Mondo Nuovo, nato quando per la prima volta una vita umana è stata concepita fuori dal corpo di una donna. Un mondo in cui è possibile che la madre che ti ha partorito non sia quella genetica (nei soli Stati Uniti il 12% delle fecondazioni in vitro avviene con ovociti donati); un mondo in cui sono sempre più numerose le donne che fanno figli oltre i quarant'anni; un mondo in cui l'82% dei figli nati da donatore vorrebbe conoscere il padre biologico; un mondo in cui molte nuove famiglie sono disegnate fin dall'inizio con un solo genitore o anche con cinque, di cui uno o due "sociali", cioè legati al bambino giuridicamente, e gli altri biologici (che potranno occuparsi del figlio o sparire nell'anonimato). Un mondo in cui con la tecnica Icsi gli spermatozoi meno vitali possono essere iniettati nell'ovocita e fecondarlo, anche se i maschi nati da quella tecnica sono destinati a essere sterili. Qualcuno ha calcolato che, se l'1% degli uomini di ogni generazione è infertile e se tutti useranno l'Icsi, fra diecimila anni la specie umana non potrà più riprodursi. In realtà la sterilità, soprattutto maschile, sta comunque crescendo dappertutto, per cause ancora poco studiate. Stiamo assistendo, scrive la Mundy, a un incredibile «esperimento sociale mediato dalla tecnologia». Il libro non è un manuale di divulgazione scientifica o un testo di bioetica, ma un racconto-inchiesta, che raccoglie storie vere narrate dai protagonisti. Come quella di una coppia di maschi omosessuali e delle loro due figlie gemelle. Prima c'era stata la scelta della donatrice di ovociti, per metà fecondati con il seme dell'uno e per metà con quello dell'altro (la cosiddetta "equità riproduttiva"). Poi l'incontro con la donna, già madre di quattro figli, che presterà l'utero (lo perderà per un'emorragia durante il parto delle gemelle), poi ancora la decisione sugli embrioni da trasferire. «Abbiamo sempre voluto dei gemelli. Talvolta abbiamo sognato dei gemelli con la stessa madre biologica e due padri biologici» confessano i due, e il sogno si avvera: le bimbe sono gemelle, con due padri diversi e senza madre. O forse con due: la donatrice anonima di ovuli e la donna che le ha partorite. È quella che viene definita "riproduzione collaborativa": il senso usuale di parole come "padre" e "madre" non esiste più. Nel Mondo Nuovo le persone vogliono avere bambini indipendentemente dalla relazione d'amore e a qualsiasi costo, nonostante infertilità e malattie, nonostante la mancanza di un compagno, l'età e il sesso. Le pagine del libro trasudano di domande drammatiche, per esempio, quelle che riguardano la ricerca affannosa della propria origine. «Essere voluti, sfortunatamente, non è sufficiente», si legge su un sito dove i figli nati da donatori cercano ostinatamente i genitori biologici, cioè chi li ha generati. Le famiglie in cui la fecondazione è avvenuta tramite donazione di gameti spesso formano associazioni che riuniscono i discendenti dello stesso donatore, come il "gruppo 1.476", che comprende i nati dal seme donato a una banca dall'anonimo numero "1.476". Problemi di salute e riduzione fetale - Poi ci sono i problemi di salute: «I bambini nati da fecondazione in vitro sono diversi da quelli concepiti da genitori senza problemi di fertilità. La gente che soffre di infertilità, o subfertilità, sembra essere geneticamente differente da chi non ha problemi a metter su famiglia come vuole»: lo dice il presidente della Canadian Fertility Society, padre di un bimbo nato da fecondazione in vitro. Questi bimbi sono spesso prematuri e sottopeso anche se nati da un singolo embrione, con maggiori complicanze in gravidanza e un tasso più alto di disabilità alla nascita. Negli Usa aumenta il numero dei prematuri e dei parti gemellari, con le complicanze che ne derivano, compresa la morte … L'esperienza umana perde senso - La fecondazione artificiale è il primo passo per il trasferimento della nascita in laboratorio, al di fuori del contesto delle relazioni spontanee che si condensano intorno alla procreazione. È la prima volta, nella storia, che un figlio non proviene da un rapporto carnale tra un uomo e una donna … Come faranno i nostri figli a considerare un valore la tensione alla fedeltà coniugale, se si possono avere più madri, persino geneticamente? Se non partiamo dal rapporto che fonda il nostro "per sempre", cioè la maternità, non riusciremo più ad educare alla responsabilità nelle relazioni affettive. Gli scienziati che "giocano ad essere Dio" e la biopolitica - Il problema fondamentale oggi è il conflitto di potere su chi genera la vita, e chi stabilisce le frontiere e le basi dell'umano. È un conflitto aperto dagli scienziati che "giocano ad essere Dio" come titolava il Times. C'è l'esplicito tentativo di entrare in gara con la Creazione, perché … Se qualcuno comincia a dividere l'umanità tra chi ha diritto di nascere e chi no, tra chi è "fit" e chi è "unfit", come facevano i movimenti eugenisti d'anteguerra, se si può stabilire chi deve essere sottoposto ad eutanasia, se si può intervenire sul patrimonio genetico di qualcuno prima che nasca, se si possono avere informazioni sulle probabilità di vita e sulle eventuali malattie di una persona, è chiaro che ci si sta predisponendo a una società totalitaria. Il potere della tecnoscienza secondo molti scienziati non dovrebbe assolutamente avere limiti esterni, nemmeno quelli etici, perché è buono in sé: la scienza avrebbe come fine il bene dell'umanità, il progresso, e quindi non può essere limitata. In questo modo si sta legittimando un potere irresponsabile, che è il presupposto della dittatura e lo si sta facendo grazie a un allargamento delle libertà individuali. Alla domanda "che cos'è l'umano?" il dibattito scientifico si blocca - … La discussione, a parte i tocchi di umorismo demenziale (come il confronto tra il patrimonio genetico di un essere umano e di una banana) dimostra semplicemente che quando si abbandona il terreno delle evidenze originarie si entra in un campo minato. Le "staminali etiche" - Eppure la scienza non è affatto nemica. La recente scoperta di Yamanaka (le cosiddette "staminali etiche", cioè cellule somatiche "ringiovanite" fino a diventare quasi come le staminali embrionali, senza creare né distruggere embrioni) dimostra proprio che se non si forzano in modo estremo le tecniche di intervento, se non si saltano le diverse fasi della ricerca sperimentale per arrivare d'un balzo alle ricadute tecnologiche, si ottiene di meglio e di più… Per noi è importante dare la massima risonanza possibile alla scoperta di Shinya Yamanaka e a quello che significa: la ricerca sulle cellule embrionali umane non dovrebbe più essere finanziata, e la nostra proposta di moratoria europea (su cui sono state raccolte oltre 25.000 firme) andava esattamente in questo senso. Ci sono già 400 linee staminali embrionali certificate a disposizione dei laboratori; si possono usare quelle, nell'attesa che il metodo Yamanaka sia messo a punto e diffuso. Quando, il 21 novembre scorso ho lanciato, su Avvenire, la proposta di moratoria europea per bloccare la creazione di embrioni destinati ad essere distrutti in laboratorio, ho scritto: «non vogliamo fermare un treno in corsa, non chiediamo di interrompere i progetti di ricerca già finanziati dall'ultimo programma quadro europeo. Chiediamo solo di rallentare il treno, visto che la stazione d'arrivo non c'è più» IlSussidiario |
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