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| Finalmente si mostra e la verità che avevamo tanto cercato e difeso. Ma quanta amarezza per i metodi "giustizialisti" che tanti organi dell'informazione - i primi a sfilare piazza blaterando di "mancanza di libertà" - attuano. A Feltri vogliamo dire: tanto di cappello per l'onestà intellettuale ed il riconoscimento di aver sbagliato, ma soprattutto che "impari dalla triste lezione" a non credersi il portatore di verità assolute. A Dino Boffo: avevamo esternato da subito la nostra solidarietà, oggi ribadiamo con forza la nostra stima nei suoi confronti ed un grazie sincero per la sua dignitosa testimonianza. A tutti i giornali: (in modo particolare a Repubblica e co.) meditate, gente, meditate, e magari almeno un poco vergognatevi. Sguardoleale [Avvenire] L'ammissione è finalmente esplicita: «La ricostruzione dei fatti descritti nella nota (il falso dossier elaborato non si sa da chi, ndr), oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali». Questo il nocciolo della risposta che oggi Vittorio Feltri, direttore del Giornale in prima pagina dà ad una lettrice che lo interpella sul tema a tre mesi dall'episodio. «Da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali - prosegue Feltri -, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione». |
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