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| Il cielo è azzurro sopra di noi. Tutt'intorno invece un anello di nubi scure, tempestose, che si stringono. La campagna, arrivando a Roma, era tutta affogata dalle piogge dei giorni precedenti, da quella che stava cadendo. Ma San Pietro è come un'isola bianca e dorata in questo mare umido e grigio. Una umanità immensa, lieta e variegata è qui con me a salutare il suo Papa. A mostrare il suo volto, sollevato verso quella figurina bianca alla finestra. Guardando attorno a me mi commuovo, veramente. Questa è la Chiesa. Vorrei, profondamente vorrei che chi la irride, chi le è ostile, fosse qui con me, a guardare. Che provi a venire. Che provi a vedere. Anche in incognito, di nascosto, provare a vedere; provare a capire. A sollevare lo sguardo. Il Papa appare per il Regina Coeli. Sembra felice. Cita il grande Florenskij, che nel gulag ad un passo dalla morte scrive così ai suoi figli: "Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell'animo, guardate le stelle o l'azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, … intrattenetevi … col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete" L'azzurro di cui parla è ora una sottile fenditura in mezzo alle nubi ribollenti. Le prime gocce cadono quando termina di parlare. La tempesta è arrivata. Ma dura pochissimo, neanche il tempo di aprire l'ombrello. Guardiamo in alto. Non era che un'illusione. Le nuvole ed i timori passano, la pioggia cessa, riappare nell'azzurro il sole, caldo, di maggio. Che illumina tutta questa bellezza, la Chiesa e i suoi figli. Berlicche UN POPOLO SOTTO IL CIELO DI PIETRO - Samizdatonline |
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