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SAPER SCEGLIERE LA STRADA



Senza cambiamento non c'é futuro
"Abbiamo invitato Sergio Marchionne perché ci interessava ascoltare l'esperienza di un capo d'azienda che sta cambiando il modo di fare industria nel mondo.  Vedi il video

Così, su  Il Sole 24 Ore di ieri, Giorgio Vittadini ha descritto l'attesa del Meeting per la presenza dell'amministratore delegato del gruppo Fiat. Un'attesa che è sintetizzata in poche parole: la voglia di cambiare. E che non è stata delusa.
Cambiare, seguire la realtà e le sue provocazioni, non fossilizzarsi nella difesa dell'esistente soprattutto quando la crisi passa come uno tsunami a spazzare via molte certezze.
"Dopo la crisi l'impresa deve mutare pelle e meccanismi vitali: chi rifiuta apriori il cambiamento in nome di un sistema di regole pre-crisi ha torto a priori", aggiungeva il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà al quotidiano di Confindustria. Ieri la sintonia con il manager abruzzese sbarcato a Torino e rimbalzato a Detroit è stata piena. "Marchionne è un uomo con una grande personalità che sta cercando di costruire una cosa grande - spiega Vittadini al Quotidiano Meeting - che ha due aspetti: tenere competitiva un'impresa che tra un po' sarà mondiale (e non più soltanto italiana) in un mondo che cambia, e accettare le condizioni di questa scommessa. È come se il capoazienda Fiat dicesse a tutti: "Ragazzi, scommettiamo assieme che poi ci guadagnamo"".

Messa così, è una prospettiva affascinante. Poi ci sono di mezzo le relazioni sindacali, i licenziamenti degli operai di Melfi, l'intervento dei giudici, addirittura un pronunciamento del Capo dello Stato. Marchionne ha manifestato ieri "grandissimo rispetto per il ruolo sacro" del presidente Napolitano. Ciò comunque non gli ha impedito di difendere a fondo l'operato dell'azienda e di additare una nuova frontiera che Vittadini sintetizza così: "Significa il superamento della lotta di classe come è stata intesa finora e come è intesa anche nel rapporto tra industria e sindacato. Perché non è con i veti reciproci che si accettano le sfide di un mondo globalizzato in cui, evidentemente, se non si cambia si è fatti fuori. Letteralmente: sparisce la vita e sparisce il lavoro". Da questo punto di vista l'impeto del numero uno Fiat è un impeto molto interessante, che si è confrontato efficacemente con quello che succede al Meeting."È per questo che - chiarisce Vittadini -  Marchionne ha impattato così positivamente con il mondo del Meeting. Ha trovato un luogo dove pulsa l'idea di liberare cose grandi, di trovarci, di giocare una scommessa in cui un aumento di produttività non vuol dire una diminuzione di umanità ma una sfida a costruire, migliorare, dare tutto quello che si può. Questo secondo me è il tema. C'è stata una sintonia molto profonda dal punto di vista personale".
Al termine dell'intervento in salone, Marchionne ha visitato alcuni stand del Meeting, a partire dalla mostra  "Un impiego per ciascuno. Ognuno al suo lavoro. Dentro la crisi, oltre la crisi" allestita dalla Fondazione per la Sussidiarietà. Ha pranzato, tra gli altri, con Vittadini e Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle opere, che lo aveva presentato al pubblico.
"A tavola, confidenzialmente, ci ha detto che è stato molto colpito dal Meeting, non si aspettava una cosa del genere. È un evento che lo fa riflettere, ci penserà su". Al TgMeeting, Marchionne ha confessato di essere stato colpito dall'organizzazione della manifestazione: "Vi voglio fare i complimenti, sono veramente invidioso; quello che voi fate in una settimana, in Fiat ci vorrebbero anni". Vittadini spiega così l'apprezzamento: "Lo ha colpito lo spirito del Meeting. Ha detto di aver sottovalutato questo fenomeno, che a suo giudizio potrebbe essere generato soltanto in America nei vertici delle élite universitarie, non certo a livelli di massa. È una sintonia nell'ottica di quello che dicevo anche con Emma Marcegaglia: si è visto in questo Meeting che noi vogliamo partecipare al cambiamento, come ha detto Marchionne, proprio perché il nostro spirito ci spinge non a difendere quello che abbiamo, ma a puntare tutto su un cambiamento continuo, un avvenimento continuo che la realtà ci provoca".
È stato detto e scritto che questo è il Meeting dei personaggi legati al mondo dell'economia: banchieri come Cesare Geronzi, grandi e piccoli industriali, finanzieri.
È una semplificazione eccessiva, anche se Vittadini non si sottrae alla provocazione.
"Una delle conseguenze del "desiderare cose grandi" - dice - è quella di migliorare la propria vita e quella degli altri. Avere un'economia che si sviluppa vuol dire avere gente che lavora, potersi educare, mangiare meglio, avere una convivenza più pacifica e buona. I protagonisti dell'economia succedutisi in questi giorni sono gente impegnata nel difficile passaggio di questa epoca. Queste persone, Marchionne per ultimo, ci hanno mostrato che senza cambiare non potremo mantenere il livello di vita che abbiamo avuto finora.
Ricordiamo che don Giussani ai tempi di Tangentopoli parlò di un "attentato al benessere delle persone". Chi si impegna per il benessere si impegna per l'uomo, ci vuole il sacrificio e la voglia di cambiamento. Da questo punto di vista Marchionne ci ha insegnato veramente qualcosa".

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