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Ha costruito un impero col sudore e il silenzio. Poi s'è tolto qualche Coop dalle scarpe con Falce e carrello. L'Italia secondo Mr. Esselunga: Prodi, Berlusconi, Bersani, Veltroni e la Dorata di Voghera
Amicone Luigi
Classe 1925, da Albiate, Brianza. Bernardo Caprotti avrebbe potuto vivere da aristocratico fannullone. E invece, da giovane rampollo di una famiglia agiata qual era, dalle tradizioni imprenditoriali secolari, francese da parte di nonna, tedesca da quella di nonno, attiva nell'industria tessile e nel commercio del cotone (o meglio, del "cottone", da "cotton" americano, da cui deriva, soppiantando l'indigeno "bambagia", l'adattamento nella koiné brianzola), negli anni Cinquanta viaggia negli States e decide di applicare il suo spirito imprenditoriale alla grande distribuzione. Cosmopolita e poliglotta (grazie a suo padre che a metà degli anni Trenta aveva già capito tutto e gli diceva «la Germania perderà la guerra, vinceranno gli inglesi e tu studierai l'inglese»), Caprotti è una figura umana all'apparenza incerta ed esile, ma che in realtà ha la struttura della pietra e il culto del fare e far bene. È nel sabato mattina precedente all'Angelus in cui il Papa ha benedetto il dialogo e l'intelligenza degli uomini che incontriamo Mr Esselunga sul posto di lavoro. Nel negozio di Lissone, al tavolo del caffè, nell'intervallo tra una riunione e l'altra con la sua nutrita "comunità di lavoratori", come chiama lui i suoi dipendenti. Fresco come una rosa nel riportare ogni osservazione a un fondamentale ardore e gusto per le cose ben fatte, e saettante come una frusta nel parlare di come va il mondo. Questa sera, giovedì 24, alle ore 21, presso il Palaporada di Seregno, Bernardo Caprotti incontrerà la gente di Brianza in compagnia del suo amico onorevole (di Forza Italia) Maurizio Lupi. Entrambe le circostanze non sono rare. Sono uniche. Insomma, avete capito che fortuna è, per un giornale, essere ricevuti da un imprenditore così, Bernardo Caprotti, leader nella grande distribuzione in Italia, che non fa comizi e non rilascia interviste.
In Italia non si ricorda a memoria d'uomo un imprenditore che abbia condotto una battaglia così aspra, pubblica, direttamente sui grandi mezzi di comunicazione, contro chi ha ritenuto essere i suoi concorrenti sleali. Dottor Caprotti, come le è venuto in mente di sfidare i sindacati e le Coop?
Guardi, a un certo punto ci si trova in una situazione molto particolare. Ci sono troppi limiti, troppe regole, troppi lacci e lacciuoli, che poi vengono interpretati di volta in volta come uno vuole. Troppe difficoltà nella nostra libertà di agire e di rinnovare l'impresa. Soprattutto in certe zone, come la Toscana o l'Emilia Romagna, ma anche a Cusano Milanino, dove abbiamo un terreno, una bellissima proprietà comperata venticinque anni fa. Era uno stabilimento Pirelli. Trentamila metri. Non ci hanno mai fatto fare niente. A un certo punto la misura è colma. Allora abbiamo deciso di dire le cose come stanno. Voglio ricordare, però, che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le provocazioni di Coop. Perché il libro è una reazione ai continui attacchi e illazioni contro Esselunga di Aldo Soldi (presidente Ancc-Coop, ndr) e di altri della cooperazione. Così, a un certo punto, abbiamo detto basta, adesso per piacere la piantate. Lo abbiamo detto sui giornali.
E ne è venuta fuori una guerra coi fiocchi
Già, si sono arrabbiati. Perché sa, loro sono degli intoccabili, loro sono automaticamente gente perbene, onesti, corretti, benefattori. Loro lavorano per gli altri, mica per se stessi. Allora, questa falsità, questa impostura, ci ha fatto saltare la mosca al naso. Così, dalle inserzioni sui giornali siamo passati…
A Falce e Carrello, il caso editoriale dell'anno, quasi 200 mila copie vendute, altre decine di migliaia in arrivo
Appunto, una cosetta da poco, così, tanto per mettere nero su bianco qualche esempio, di quelli più clamorosi e provati, di questa storia.
Effetti collaterali del bombardamento chirurgico, querele? E quante querele?
Querele? Quali querele? Guardi, io sono uno che ha detto a questi signori che sono dei bugiardi per lettera raccomandata. Che ha scritto sui giornali: signori siete dei bugiardi. Che è andato a Otto e mezzo da Giuliano Ferrara e ha dato dei bugiardi a questi signori davanti a due milioni di telespettatori. Di querele non ne sono mica arrivate. E sa perché?
Perché sono bugiardi?
Scusi, ma se io le do del bugiardo, lei che fa?
Tratto con lei una buonuscita, facciamo una casetta in Canada?
Vede che sono bugiardi?
L'hanno accusata di concorrenza sleale
Sì, ho sentito anche questa. E allora perché non mi querelano?
Senta, lei ha dovuto comperare pagine e pagine del Corriere della Sera e scrivere un libro per raccontare come stanno i fatti. Adesso si scopre che in Italia censurano anche il Papa.
Ci sono analogie, secondo lei, tra ciò che le è capitato come imprenditore e le manifestazioni di intolleranza contro il Santo Padre all'università della Sapienza?
No, direi che quanto è successo al Papa non c'entra con la politica ed è responsabilità di una frangia miserabile. Abbiamo visto in televisione, fra questi cosiddetti studenti, un uomo che avrà avuto sessant'anni, con la barba bianca. Cosa sarà stato, uno studente fuori corso? No, questi sono solo episodi di maleducazione, miseria, inciviltà, prodotti da quel genere di persone che io chiamo schiuma della terra. Direi che tutti si sono associati alla denuncia e persino Paolo Mieli, che è una persona di sinistra, un illuminato, un intellettuale pieno di comprensione per tutto e tutti, è stato molto duro con gli organizzatori della vergognosa gazzarra. No, questa storia non c'entra nulla con la nostra vicenda. Anche se, debbo dire, dal rettore al capo del governo di Roma, che mi pare siano fortemente di sinistra, non mi sembra abbiano fatto una gran bella figura. In sostanza, a parte qualche professore cretino, mi sembra di Fisica, tutti si sono dissociati dalla schiuma… [Tempi]
Notizia n. 44225 del 26.01.2008
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