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Dimitri Buffa
"Fitna" viene dalla radice araba "fatana", ed è una parola trilitterale la cui etimologia ha come significato primario "seduzione".
Ma come connotazione secondaria, molto più usata,
ha invece il segno della "sedizione". La sommossa, la divisione. La stessa che si sollevò subito dopo la morte di Maometto.
Ieri l'uscita dell'omonimo film di Geert Wilders sul sito internet Leaveleak.com ha creato invece una sedizione, una "fitna", nel mondo occidentale islamically correct, dal segretario dell'Onu Ban Ki Moon in giù. Lo stesso che si era affrettato a derpecare e condannare le vignette del giornale damese Jylland Posten su Maometto. Tutti a deprecare e a scusarsi con gli ulema senza neanche avere visto prima di che si trattasse.
E questa reazione, combinatasi con la "geometrica potenza" delle minacce sui siti islamisti, compreso quello di Al Qaeda, ha determinato da parte del server in questione la rimozione del film pietra dello scandalo.
Chi andasse adesso a cliccare per vedersi i 14 minuti del cortometraggio "Fitna" resterebbe deluso dal leggere la seguente scritta bianca in campo nero :
"In seguito a minacce al nostro staff e ad alcuni articoli di stampa distorti da parte di certi angoli oscuri dell'informazione britannica che potrebbero provocare problemi di incolumità ad alcuni membri della nostra azienda, Liveleak.com non ha avuto altra scelta che quella di rimuovere dai nostri server il film "Fitna" di Geert Wilders."
"Questo è un giorno molto triste per la libertà di espressione sulla rete - continua lo statement ufficiale di Liveleak.com - ma siamo stati costretti a prediligere la sicurezza personale dei nostri lavoratori alla libertà di stampa. Grazie ai milioni che ci hanno cliccato , la speranza è che da questo evento nasca una discussione di cui tutti beneficeremo e da cui tutti verremo educati al rispetto e all'accettazione reciproca".
Ancora più amara la chiosa finale del comunicato: "tutti sanno che noi siamo stati sempre dei militanti per le idee in cui crediamo, tra cui l'abilità di farci sentire dagli altri, ma stavolta il prezzo da pagare era davvero troppo alto".
Parole che dovrebbero imbarazzare tutte le istituzioni mondiali, dall'Onu alla Ue, passando per la cosiddetta stampa libera che ha dato un giudizio di censura preventiva sul film invece che discuterne dopo averlo visto.
Il film infatti merita più di una critica, per la qualità delle sue immagini, quasi tutte già viste; per il montaggio e per qualche eccesso propagandistico ad uso politico interno.
"Fermate l'islamizzazione, difendete la nostra libertà."
Il messaggio del film "Fitna", che in questo caso andrebbe tradotto con la parola "divisione" (cioè noi e loro, ndr), dell'olandese Geert Wilders, arriva proprio un attimo prima dei titoli di coda.
E rappresenta l'ideale proseguimento della denuncia del film "Submission" di Theo Van Gogh, il regista sgozzato da un immigrato marocchino, Mohammed Bouyeri in pieno giorno ad Amsterdam il 2 novembre del 2004.
Ma "Fitna", benchè usi lo stesso metodo di accostare le immagini di prediche dell'odio e di decapitazioni ai versetti delle sure del Corano (tecnica adoperata, mutatis mutandis, anche da Van Gogh per spiegare la violenza dell'Islam sulle donne e sul loro corpo nell'indimenticabile "Submission") non ha la stessa carica provocatoria.
E sembra più un documentario - collage, neanche particolarmente ben fatto, dei peggiori attentati e misfatti di sangue compiuti in tutto il mondo dal terrorismo islamico negli ultimi sette anni, dall'11 settembre 2001 in poi … [L'Occidentale]
Notizia n. 44707 del 30.03.2008
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