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Adrian, 17 anni, rom. Vive in un campo nomadi. Ma ha frequentato uno dei corsi del Centro milanese. Oggi lavora in un bar. E presto…
Vivere rubando motorini? È dignitoso come il lavoro di ufficio. La menzogna? Una virtù. Il nonno di Adrian, una ragazzo rom di 17 anni, capo di un campo nomadi alla periferia di Milano, ha le idee chiare. Ma per suo nipote vorrebbe un futuro diverso, per questo lo iscrive a un corso di formazione professionale per operatore edile: uno dei tanti gestiti dal Centro di Formazione Professionale Galdus, che da quasi vent'anni aiuta i giovani a reinserirsi nella scuola o nel mondo del lavoro (www.galdus.it). L'82% di chi partecipa ai corsi trova un lavoro collegato al percorso di studi effettuato, uno studente su cinque è straniero.
Nei primi mesi Adrian fa molta fatica, non ha passione per nulla, frequenta con poca costanza e puntualità, è sospettato di alcuni furti in classe. Ci vogliono due anni di affiancamento per capire la natura dei condizionamenti che si porta dentro, le sue reali potenzialità e perché scopra la passione per la ristorazione. Lo mettono alla prova, offrendogli uno stage in un bar. Fa colpo sul datore di lavoro, che parla di lui come una persona puntuale e affidabile. E gli propone di tornare a scuola per conseguire una qualifica più elevata. Oggi Adrian frequenta il corso per operatore di sala al mattino, e di pomeriggio fino alla sera lavora in un bar. È orgoglioso dei suoi successi, al campo rom c'è chi lo invidia. Sta cercandosi una casa, cosa rara per un nomade come lui, per poter mettere su famiglia. È un'altra vita che riparte. «Il metodo della personalizzazione è fondamentale, per gli italiani come per gli stranieri - spiega Diego Montrone, presidente di Galdus -. Nei corsi e nelle attività collegate, con la collaborazione decisiva di artigiani e imprenditori, accompagniamo i giovani a scoprire i loro talenti, ad avere consapevolezza delle proprie attitudini e capacità, e cerchiamo i percorsi più efficaci per consentire ai ragazzi di raggiungere gli obiettivi professionali prefissati. Al cuore di tutto c'è la valorizzazione dell'io: è fondamentale che questi giovani trovino qualcuno che li guardi negli occhi e gli dica: "Tu vali"» [Tracce]
Notizia n. 45455 del 8.09.2008
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