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ARTE ED AFFARI: PALAZZO POLTRONIERI, A REGGIO EMILIA

Anna Roda  [CulturaCattolica.it]
A Reggio Emilia dire Palazzo Paltronieri, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia, è dire non solo soldi ed affari, ma anche arte e cultura.
Sede fin dal 1880 della Cassa di Risparmio, Palazzo Paltronieri era un nobile edificio cinquecentesco (Immagine 1), poi ristrutturato dalla stessa banca tra il 1880 e il 1920, secondo la sensibilità dell'Art Nouveau.
Di grande interesse sono alcuni spazi interni, come lo scalone, disegnato da Cirillo Manicardi (Immagine 2), che conduce al Salone del Pubblico (Immagine 3), raro esempio di salone bancario degli inizi del secolo passato, decorato con affreschi, stucchi ed arredi originali.
Il palazzo è sede di un'importante collezione d'arte, che si va via via arricchendo con donazioni di privati collezionisti.
Il nucleo originale della Collezione d'arte della Fondazione Pietro Manodori risale al 1995 ed è costituita da 17 dipinti e preziosi volumi antichi.
Vorremmo presentare alcune di queste opere di importanti autori dell'arte italiana.
Attribuita a Camillo Procaccini (1558-1629) è l'Incoronazione di spine (Immagine 4). Non si conosce la storia di questo dipinto, ma le dimensioni (253x178 cm) e le soluzioni inventive fanno credere fosse una pala d'altare. Vi è raffigurato Cristo dopo l'incoronazione di spine. Numerose le figure disposte attorno al Cristo: soldati dai pennacchi multicolori, sgherri che dileggiano Gesù e un personaggio in primo piano, abbigliato con copricapo orientaleggiante ed ermellino sulle spalle (forse Pilato?) che guardandoci indica il Cristo, quasi ad invitarci a partecipare alla sua sofferenza. In questo interno buio ed angosciante si apre in alto sullo sfondo un pertugio dal quale spicca una cupola, forse già simbolo del Santo Sepolcro o della Chiesa, nata dalla sofferenza di Gesù.
Altra tela di notevole importanza è quella raffigurante Le stimmate di san Francesco di Federico Barocci (1535-1612) (Immagine 5). Il dipinto replica con molta esattezza la pala di vaste proporzioni destinata dal Barocci alla chiesa dei Cappuccini di Urbino. Notevole fu la fortuna del prototipo: in primo piano un compagno del santo stupido da quanto accade a Francesco, poco arretrato il Santo con le braccia spalancate ad accogliere i raggi luminosi che si dipartono da un improvviso bagliore del cielo. Il tutto ambientato di notte, con i profili appena accennati di cose, persone e paesaggio naturale; in lontananza una chiesetta dalle semplici linee architettoniche.
Alessandro Tiarini ( 1577-1668) (Immagine 6) ha avuto un articolato iter formativo, iniziato sotto il bolognese Fontana e proseguito poi con il Cesi, austero esponente della pittura della Controriforma. Parecchie sono le sue opere conservate in Palazzo Paltronieri; in particolare menzioniamo la tela Tamar e i mesi di Giuda. Le figure sono presentate non intere, ma a tre a quarti con volti che rasentano la pittura di genere, motivo che ha fatto supporre una committenza privata. La storia tratta dall'Antico Testamento non è molto rappresentata in pittura: raffigura Tamar incinta che mostra il bastone ed il cordone dati a lei in pegno da giuda che la credeva una prostituta. Tiarini si rivela abile narratore, sapendo anche utilizzare una luce fredda che fa risaltare i delicati lineamenti della donna e i volti caricaturali dei messi di Giuda. La scena continua a destra con i messi che presentano a Giuda le prove avute dalla donna, a testimonianza della sua paternità.
Dopo la pittura cinque-seicentesca eccoci approdare in pieno Seicento con una tela di Girolamo Donnini (1681-1743) intitolata La strage degli innocenti (Immagine 7) …

Notizia n. 45898 del 8.01.2009

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