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In memoria di Norman Borlaug, il contadino da Nobel che sfamava i poveri. E diventò l'uomo nero dei verdi quando disse che le biotecnologie sono amate da madre natura
Antonio Gaspari [Tempi]
Gli ecologisti lo detestavano. I malthusiani lo hanno contrastato. Il suo nome è poco conosciuto. Della sua scienza e del suo lavoro si sa poco. Eppure Norman Ernest Borlaug è stato un gigante, un benefattore dell'umanità, un uomo il cui genio e attività hanno salvato milioni di persone dalla fame. Nato nel 1914 vicino a Cresco, in una fattoria di un piccolo paese dello Iowa (Usa) e morto a Dallas il 12 settembre scorso all'età di 95 anni, Borlaug è uno dei quegli eroi poco conosciuti, ma la cui vita ha lasciato un segno ed un senso profondo su questo pianeta.
Patologo vegetale e genetista agrario era già nei campi nel 1942 per incrociare sementi e migliorare colture. Divenne responsabile del centro di ricerche delle malattie genetiche delle piante in Messico, dove una parte della popolazione soffriva ancora di scarsità alimentare. Borlaug lavorò sodo e sviluppò un nuovo tipo di grano. Riuscì a incrociare un gene raro con il grano corto, così sviluppò una nuova pianta con spighe abbondanti e gambo corto. Grazie all'utilizzo delle sue scoperte, il Messico dal 1963 divenne esportatore di grano.
A metà degli anni Sessanta l'India era devastata da fame e carestie. La popolazione mangiava per lo più riso e sopravviveva grazie alle granaglie che arrivavano dagli Stati Uniti. Borlaug arrivò in India e cominciò a diffondere le conoscenze che aveva sviluppato in Messico. Mise in piedi un programma accelerato per sviluppare l'agricoltura e così l'India passò da una produzione annuale di 12 milioni di tonnellate di frumento nel 1965 a 20 milioni di tonnellate nel 1970. Il suo programma fu applicato anche in Pakistan cosicché la produzione del grano si è raddoppiata, passando da 4,6 milioni di tonnellate del 1970 a 7,3 nel 1970 fino alle 8,4 odierne.
Come fosse un John Wayne dei laboratori e dei campi, Borlaug arrivava, affrontava a duello la fame e salvava milioni di persone. Per questi suoi successi nel 1970 gli fu conferito il premio Nobel per la Pace. Nella motivazione è scritto che «più di ogni altra persona del nostro tempo ha aiutato a dare il pane ad un mondo affamato. Noi abbiamo fatto questa scelta nella speranza che provvedendo al pane si darà pace a questo mondo». Nel 1977 ricevette la Presidential Medal of Freedom e nel 2002 la Public Welfare Medal della National Academy of Sciences, due tra le più prestigiose onorificenze americane.
Bruce Alberts, l'allora presidente della National Academy of Sciences, disse: «Siamo in tanti a pensare che Borlaug sia la persona che ha salvato più vite umane di tutta la storia». E nel 2007 il presidente George W. Bush nel consegnargli la medaglia del congresso affermò: «Borlaug ha dimostrato che un essere umano può cambiare il mondo».
Per le sue infinite battaglie per sconfiggere la fame, che ha combattuto fino in fondo, Bolraug è ricordato come il padre della "Rivoluzione verde", ma gli ecologisti non l'hanno mai amato, anzi lo hanno sempre contrastato e criticato per l'uso di fertilizzanti e pesticidi nei suoi programmi. I profeti di sventura della "population bomb", secondo i quali la crescita demografica avrebbe provocato milioni di morti per fame e inquinato il mondo, i vari seguaci e fautori delle tesi del Club di Roma come Lester Brown, Paul Ehrlich, Aurelio Peccei, detestavano Borlaug.
Lo consideravano come un eccentrico, un visionario, rude contadino dello Iowa. Borlaug non aveva tempo per scrivere articoli e libri per rispondere agli ideologi neomalthusiani, ma lavorava per incrementare le produzioni agricole e sconfiggere la fame. In un occasione un giornalista gli chiese: «Cosa pensi del fatto che la gente legge ancora i libri di Ehrlich? Si può tornare indietro e leggere i suoi scenari apocalittici e vedere che si era sbagliato». Borlaug rispose: «Che si tratti di Brown o di Ehrlich, o del capo del Sierra Club o di Greenpeace, il fatto è che non hanno mai sofferto la fame».
Quando gli consegnarono il Premio Nobel, Borlaug spiegò perché le teorie di Malthus erano sbagliate e contrarie alla crescita dell'umanità. Ribadì che lo scopo della sua vita era «lo sviluppo integrale degli esseri umani». Chiese a tutte le nazioni di «abbandonare la loro idolatria di Ares, Marte e Thor». Borlaug raccomandò che le competenze scientifiche e tecnologiche del XX secolo venissero sviluppate ed applicate per «il benessere del genere umano in tutto il mondo», con l'auspicio che la profezia di Isaia secondo cui «il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa» (Isaia 35:1) si avverasse.
«Ecologisti con la pancia piena» … [segue]
Notizia n. 46716 del 30.09.2009
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