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Raccolta di consensi nel mondo cattolico sull'idea di Grande moratoria. Dal presidente delle Acli fino al senatore teodem
Roma. L'idea di moratoria sull'aborto, lanciata martedì scorso sul Foglio, riscuote l'approvazione del presidente delle Acli Luigi Alici: "Le proposte che invitano a rimettere in discussione comportamenti e approcci culturali che sembrano consolidati e che toccano valori fondamentali, non possono che essere salutate con soddisfazione. Queste proposte, nel dibattito pubblico, possono poi caricarsi di interferenze che rischiano di offuscare lo spirito originario. Ma lo spirito originario di questo appello è condivisibile". Paola Ricci Sindoni, docente di Filosofia morale, ha guidato le meditazioni all'ultima Settimana Sociale della Cei. Dell'appello pensa che "sia un atto coraggioso e una provocazione intellettuale necessaria. Per contrastare l'aborto abbiamo bisogno di nuovi modelli culturali, e per crearli servono gesti di rottura come questo, a loro modo profetici".
Luigi Bobba, senatore del Partito democratico ed ex presidente delle Acli, giudica la proposta di moratoria "provocatoria e intelligente, perché invita a non considerare normale e irrilevante ciò che accade in tema di aborto. Anche la moratoria Onu sulla pena di morte non ha valore giuridico stringente, ma quel pronunciamento simbolico segna un avanzamento sul tema dei diritti. Deve valere anche per gli esseri più piccoli e indifesi. L'appello dice che non bisogna lasciare che tutto questo rimanga nell'ombra, nell'asettica contabilità degli ospedali". Maria Luisa Di Pietro, presidente con il genetista Bruno Dallapiccola di Scienza & Vita, dice che "l'idea di moratoria sull'aborto chiama alla riflessione su un atto che comporta l'uccisione di esseri umani, è causa di grandi ferite per la donna ed è segnale di sconfitta di una società che non tutela la vita dei più indifesi. Un sostegno non parolaio alla maternità (economico, sociale, sanitario: penso, per esempio, a una 'culla per la vita' in tutti gli ospedali) significa accettare una sfida culturale per una vera prevenzione. L'idea di moratoria ci dice che l'esistenza di una legge che permette l'aborto non deve significare indifferenza".
La ciellina Assuntina Morresi pensa a sua volta che "l'appello sia meritorio. Noi cattolici da sempre lavoriamo perché le donne non abortiscano più, e la moratoria la chiediamo, a parole e nei fatti, accogliendo le donne in difficoltà. L'appello non deve rimanere simbolico, ma legarsi subito a qualcosa di concreto. L'inizio della moratoria comincia dall'applicazione piena della legge, come ha ricordato Marina Corradi su Avvenire, a partire dal sostegno ai Centri di aiuto alla vita. Quello della Mangiagalli, per esempio, negli anni ha permesso a migliaia di donne di far nascere i loro bambini". Alberto Friso, responsabile dell'associazione Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari, si dichiara "davvero felice dell'iniziativa, anche perché nessun pronunciamento a favore della vita può essere credibile se non comprende anche il suo inizio. L'appello per una moratoria per l'aborto giunge come un soffio di speranza nel cammino di valorizzazione della vita umana che la nostra epoca sta faticosamente percorrendo".
Luisa Santolini, deputata Udc e fondatrice del Forum delle associazioni familiari, da lei presieduto per dodici anni, dice infine che "l'idea di una moratoria per gli aborti è da sottoscrivere pienamente. Ma dobbiamo riuscire a far camminare insieme il piano simbolico e culturale - diciamo che l'aborto è male, che è contro le donne e fa male alle donne, oltre che ai bambini non nati - e il piano concreto dell'applicazione della 194, nelle parti sulla prevenzione" [Il Foglio]
Notizia n. 43990 del 22.12.2007
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