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25 maggio 2010
(Ln - Milano) Dopo il successo della mostra "Dipinti lombardi dal Rinascimento al Barocco" e dell'Artbox - che dal 3 dicembre 2009 al 25 aprile di quest'anno sono stati visitati da 12.000 persone - il Palazzo Pirelli, sede della Regione Lombardia, ospita un nuovo evento culturale. Da mercoledì 26 maggio a domenica 8 agosto sarà infatti allestita la mostra "Marino Marini - Segno e colore nell'opera grafica".
L'esposizione, inaugurata questa sera dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, insieme alla Famiglia Guastalla, proprietaria delle opere, presenta cinquantatre incisioni e litografie di Marino Marini, che testimoniano la ricca produzione dell'artista, coprendo un arco di più di trent'anni (dal 1946 al 1980).
Marino Marini inizia già all'Accademia di Firenze, nei primi anni Venti, a interessarsi all'acquaforte, mostrando fin da subito quella sicurezza del segno che contraddistingue la sua opera dipinta. Ma è in Svizzera, nei primi anni '40, rifugiato durante la guerra, che inizia a lavorare alla litografia, una tecnica nuova, in cui si dimostra capace di ottenere risultati autonomi e sorprendenti.
"Vogliamo ricordare questo artista a 30 anni dalla sua scomparsa attraverso le sue opere - spiega il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni - perché crediamo che costituiscano una grande testimonianza del desiderio dell'artista, dell'uomo moderno, di andare oltre. Le sue sculture, così come le incisioni ci mostrano come la vita, attraverso la sua rappresentazione artistica, possa prendere forme infinite. E ci ricorda anche come l'opera d'arte e l'uomo coincidano, lasciando un prezioso insegnamento a tutti noi e quanti coltivano la passione per la bellezza".
"La mostra di Marino Marini - sottolinea Formigoni - vuole essere il nostro omaggio di Istituzione attenta alla bellezza, componente insopprimibile dell'animo umano. Sono opere bellissime, di un grande poeta, di un grandissimo artista e sono convinto che alla mostra arriderà tutto il successo che merita".
Prosegue dunque il ciclo di eventi artistici di alto profilo che Regione Lombardia porta avanti ormai da tempo, con l'obiettivo di valorizzare non solo il patrimonio d'arte che gli appartiene, (come per l'evento 'La Regione dà luce all'arte'), ma anche gli artisti che hanno scelto il nostro territorio come luogo di ricerca contribuendo a renderlo più grande, più bello.
Apre cronologicamente la mostra l'acquaforte "L'impiccato" (con cui l'artista torna nel 1946 all'incisione dopo le prime esperienze giovanili degli anni '20), un soggetto che allude esplicitamente agli orrori della guerra, dal segno "secco, arido, crepitante".
Parallelamente alla scultura, è negli anni '50 che, anche nella grafica, lo stile di Marino Marini matura e si definisce: "I cavalieri - afferma l'artista - sempre più imponenti, hanno perso il loro antico dominio sull'animale e le catastrofi che li colpiscono sono simili a quelle che distrussero Sodoma e Pompei.
Io cerco dunque di simboleggiare la fase ultima della decomposizione con un mito, il mito dell'uomo eroico e vittorioso, dell'uomo di virtù degli umanisti".
"Il segno così - scrive Mario De Micheli nella prefazione al catalogo ragionato della grafica - si va facendo più ricco e vario, assumendo la deformazione, talvolta fortemente espressionistica, come metodo figurale: ora tende all'essenzialità, prediligendo la linea pura, ora invece s'abbandona d'impulso all'intrico e alla macchia; sempre, comunque, con una assoluta padronanza stilistica dell'invenzione".
La visione del mondo e dell'uomo di Marino Marini si fa negli anni sempre più drammatica: le linee si spezzano, i contorni si stilizzano, il segno si deforma. I Guerrieri e i Gridi degli anni '60 sono immagini in cui cavallo e cavaliere giacciono come ridotti a fossili, senza vita. L'uomo è disarcionato, a simboleggiare la sconfitta dell'umanesimo, l'impossibilità ormai di dominare la natura. Ma accanto alle immagini tragiche, continua fino alla fine a popolare il suo mondo di pomone, di teatri, di cavalli, di maschere, di colore ed esuberanza di vita Al segno stilizzato e al bianco e nero l'artista affianca poi il colore, introdotto nella litografia in larghe campiture, pure e unite. Sono queste le opere degli anni '70, una "sorta di crescendo - scrive ancora De Micheli - il suo segno scatta repentino, fluente e sottile, o s'arricciola, s'infittisce, s'infosca nel contrappunto di un colore che squilla di rossi, di verdi, di blu, di gialli, ma che sa trovare i suoi effetti persuasivi anche nell'oro e nell'argento, quando non si fa notturno, di un nero morbido e felpato, o di un lucido ebano.
[.] Così Marino sapeva coniugare la coscienza della tragedia, della minaccia incombente, con l'incoercibile aspirazione alla felicità che vive in ogni uomo".
SCHEDA - Le opere provengono dalla Collezione Guastalla, Milano.
La mostra è organizzata in collaborazione con lo Studio Guastalla Arte moderna e contemporanea, Milano.
Marino Marini - Segno e colore nell'opera grafica
(dal 1946 al 1980)
- Grattacielo Pirelli
26 maggio - 8 agosto 2010
Spazio Eventi - primo piano
- Orari
da martedì a venerdì 15.00 - 19.00
sabato e domenica 10.00 - 19.00
- Ingresso libero
Notizia n. 47457 del 3.06.2010
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